13
Mag2019

BIOLOGICO: LEZIONE SU DISCIPLINA GIURIDICA EU E ITALIANA

L’avv. Daniele Pisanello è stato invitato a tenere una lezione sulla “La disciplina giuridica in tema di produzione ed etichettatura dei prodotti biologici: tra diritto europeo e normativa nazionale” nell’ambito della X edizione del Corso di Alta Formazione in Legislazione Alimentare, dell’Università degli Studi del Piemonte Orientale.

Il settore del biologico sta vivendo un momento di grande attenzione da parte del mercato, inclusi gli investitori e i consumatori, ma anche del legislatore che, negli ultimi due anni, ha rivoluzionato la cornice giuridica e regolatoria in materia di produzione biologica. Ciò si ripercuote sulla numerosità e complessità del contenzioso tra imprese certificate e organismi delegati alla certificazione.

Nel corso della lezione del 17 maggio, partendo dalla ricognizione del sistema di certificazione del biologico allargherà l’analisi alle principali novità del nuovo Regolamento (UE) 2018/848 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018, relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici e che abroga il regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio coniugate con il quadro generale relativo ai controlli ufficiali e alle altre attività ufficiali effettuati per garantire l’applicazione della legislazione sugli alimenti e sui mangimi, delle norme sulla salute e sul benessere degli animali, sulla sanità delle piante nonché sui prodotti fitosanitari (Regolamento (UE) 2017/625).

In questo quadro non potranno non essere affrontate le criticità che sul piano nazionale si riscontrano e che solo in parte sono state risolte dal D.Lgs. 23-2-2018 n. 20, Disposizioni di armonizzazione e razionalizzazione della normativa sui controlli in materia di produzione agricola e agroalimentare biologica. Di particolare complessità è il tema dei rapporti tra l’organismo di controllo, autorizzato dal ministero, alla certificazione del biologico e l’azienda certificata: il ruolo dei primi infatti ancora oggi in Italia non ha caratteri ben chiari il che condiziona i mezzi di tutela che l’impresa agricola e l’impresa alimentare hanno a disposizione per reagire a ipotesi di “declassamento a convenzionale” o di sospensione della certificazione, ritiro del documento giustificativo.

Si tratta dei cosiddetti provvedimenti dell’OdC che devono rispondere ai dettami del DECRETO MINISTERIALE 20 dicembre 2013, Disposizioni per l’adozione di un elenco di «non conformità» riguardanti la qualificazione biologica dei prodotti e le corrispondenti misure che gli Organismi di Controllo devono applicare agli operatori, ai sensi del Reg. (CE) n. 889/2008, modificato da ultimo dal Regolamento di esecuzione (UE) n. 392/2013 della Commissione del 29 aprile 2013.  Questo decreto da un lato contiene una griglia di “sanzioni” per i casi di non conformità ai requisiti di certificazione, fissati dalla disciplina europea e, ove ammesso, nazionale, dall’altro è ispirato al principio di proporzionalità. Un bilanciamento spesso difficile da assicurare e che nella pratica del contenzioso davanti al giudice gioca un ruolo importante.

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