IN CANTIERE LA RIFORMA DEL BIOLOGICO

A distanza di quasi 7 anni dall’ultima riforma legislativa in materia di produzione ed etichettatura di alimenti biologici (il regolamento (CE) n. 834/2007), la Commissione, anche su impulso del Consiglio europeo (8906/13 AGRILEG 56 – Organic Production: Application of the regulatory framework and development of the Sector), ha proposto un miglioramento del quadro regolamentare.

Alla crescita (tumultuosa) del mercato, infatti, non è corrisposto il tempestivo aggiornamento delle regole tecniche. Un ulteriore fattore che giustifica un intervento riformatore è legato al Trattato di Lisbona che, come noto, prevede un ruolo ad hoc della Commissione nella adozione di atti delegati o di esecuzione. Inoltre il miglioramento del quadro regolatorio è espressamente contemplato nel piano della Commissione sulla regolazione in Europa (Commission Communication on EU Regulatory Fitness of 12 December 2012 – COM(2012)746). È poi il caso di ricordare che tra gli obiettivi della strategia per il 2020 troviamo la crescita sostenibile e la promozione di sistemi di sfruttamento di risorse maggiormente efficienti, eco-compatibili e competitività.

In breve nel dettaglio la proposta della Commissione, presentata il 24.3.2014, mira a:

  1. ridurre il ricorso alle deroghe, salvo che si tratti di misure temporanee per eventi di particolare rilievo; da questo punto di vista il regime di “conversione” dovrebbe essere destinato a dismissione;
  2. introdurre l’obbligo di miglioramento delle performance ambientali, esentando però alcune categorie, quali le micro-imprese e altri casi;
  3. allineare il quadro dei controlli al regolamento sui controlli ufficiali degli alimenti, la cui riforma è in discussione;
  4. abolizione o comunque riduzione dei margini di esenzione per i final retailer, che hanno dato luogo a diverse incertezze e critiche nel passato;
  5. abolizione della verifica annuale, sostituita dall’approccio basato sul rischio, che come noto, rappresenta concetto chiave nella organizzazione del controllo ufficiale degli alimenti;
  6. maggiore trasparenza sui costi connessi ai controlli ufficiali;
  7. introduzione di un sistema di certificazione “di gruppo” riservato agli agricoltori/allevatori di piccole dimensioni, al fine di ridurre i costi di certificazione;
  8. attenzione alla lotta contro le frodi con regole di efficienza sull’organizzazione dei controlli;
  9. regolamentazione delle compensazioni che uno Stato membro, su autorizzazione della Commissione,può riconoscere al privato nel caso di mancata certificabilità dovuta a eventi di contaminazione non intenzionale;
  10. infine, si propone un accenno di armonizzazione sulle misure di correzione di non conformità, impregiudicato il diritto degli Stati membri di determinare le sanzioni;

    Lex Alimentaria monitorerà l’iter della proposta.